Il trapianto d’organo è una realtà consolidata da tempo per la cura di alcune forme di tumore e in futuro potrebbe aiutare a trattare anche altri tipi di cancro, come il colangiocarcinoma. Ma occorre ancora sensibilizzare la popolazione sul valore della donazione degli organi.
Il trapianto può essere la chiave per trattare alcuni tipi di cancro. Al momento è utilizzato per trattare diverse forme di neoplasie del sangue e alcune forme localizzate di un tipo di cancro del fegato, l’epatocarcinoma. Ma ricorrere al trapianto di fegato potrebbe in futuro aiutare a curare anche altre neoplasie, dal colangiocarcinoma alle metastasi al fegato dovute alla progressione di tumori del colon-retto o del tratto digerente. Trent’anni dopo averne dimostrato per la prima volta l’efficacia, Vincenzo Mazzaferro è convinto che il meglio debba ancora venire. Il medico-ricercatore, oggi direttore della chirurgia generale oncologica 1 dell’apparato digerente e trapianto di fegato dell’IRCCS Istituto nazionale dei tumori (INT) di Milano e professore all’Università degli studi di Milano, racconta: “Già oggi circa la metà dei trapianti di fegato che si effettuano nel nostro Paese rappresenta un’opzione di cura adottata per curare un paziente oncologico. Ma l’oncologia dei trapianti è destinata a crescere”. Approfondiamo il tema in occasione della Giornata nazionale per la donazione di organi e tessuti, che cade il 19 aprile.
Trapianto di cellule staminali per tumori: quando si utilizza
È ormai consolidato l’utilizzo del trapianto di cellule staminali per curare alcuni tipi di cancro. In particolare, si trapiantano le cellule staminali ematopoietiche, che danno origine a globuli bianchi e rossi, per certi tumori del sangue, in particolare leucemie e linfomi. L’obiettivo è ripristinare la capacità del corpo di produrre nuove cellule del sangue, che spesso viene compromessa dopo alcuni trattamenti utilizzati per distruggere le cellule tumorali. In certi casi, però, il trapianto di cellule staminali aiuta anche a trattare il tumore, grazie al cosiddetto effetto “graft versus tumor” (letteralmente, “trapianto contro il tumore”) o “graft versus leukemia” (“trapianto contro la leucemia”). Tale effetto si verifica quando i globuli bianchi del donatore attaccano eventuali cellule neoplastiche ancora presenti nell’organismo.
Per saperne di più: Si può curare il cancro con le cellule staminali?
Invece, a oggi il trapianto di un organo solido rappresenta una possibile terapia oncologica soltanto nel caso del fegato. Le risposte preliminari avute in altre aree oncologiche, unite al rischio di recidiva che grava su pazienti destinati a ricevere una terapia immunosoppressiva per tutta la vita, non sono state incoraggianti.
