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  • Operazione Fresco in CasaPROMETEO: partecipa anche tu alla raccolta fondi su Retedeldono.it

    Operazione Fresco per CasaPROMETEO

    Ci sono cose che non possiamo cambiare. Le ondate di calore dell’estate milanese, ad esempio. Ma c’è qualcosa che possiamo fare, subito e insieme: rendere più vivibili gli alloggi solidali di CasaPROMETEO per chi arriva a Milano ad affrontare un percorso di cura.

    CasaPROMETEO accoglie pazienti oncologici e familiari che lasciano la propria città per sottoporsi a visite, esami, terapie e interventi presso l’Istituto Nazionale dei Tumori. Per loro, i nostri appartamenti non sono semplicemente un posto dove dormire: diventano una casa temporanea, un luogo in cui fermarsi, riposare, recuperare energie e sentirsi un po’ meno soli.

    Nei mesi estivi, però, il caldo può rendere tutto più difficile. Temperature elevate, notti afose e stanze poco fresche possono trasformare il riposo in un’ulteriore fatica, soprattutto per chi è già provato dalla malattia e dalle cure.

    Per questo nasce “Operazione Fresco”. Una raccolta fondi attivata su Retedeldono.it per acquistare e installare condizionatori negli appartamenti di CasaPROMETEO e offrire agli ospiti un ambiente più fresco, accogliente e dignitoso proprio quando ne hanno più bisogno.

    Un condizionatore, in questo caso, non è solo un elettrodomestico: è una notte più serena, un riposo migliore, un sollievo concreto dopo una giornata in ospedale, un piccolo gesto di cura che può alleggerire un momento difficile.

    Con il tuo contributo possiamo raggiungere questo obiettivo nel più breve tempo possibile. Ogni donazione, piccola o grande, ci avvicina all’installazione di un nuovo condizionatore e aiuta a trasformare gli alloggi di CasaPROMETEO in un luogo ancora più accogliente.

    Aiutaci a portare il fresco dove oggi ce n’è più bisogno. Partecipa anche tu alla Raccolta Fondi su Retedeldono.it

    Il fresco lo acquistiamo insieme. Il calore umano ce lo metti tu.

     


    Il counseling oncologico in PROMETEO ODV: l’approccio di Giorgia Lucchi e il Metodo Simonton Integrato

    Il counseling oncologico in Prometeo ODV: l’approccio di Giorgia Lucchi e il Metodo Simonton IntegratoAccompagnare una persona durante il percorso oncologico significa prendersi cura non solo della malattia, ma anche delle emozioni, delle relazioni e della qualità della vita. È da questa visione che nasce il lavoro di counseling oncologico svolto da Giorgia Lucchi all’interno di PROMETEO ODV, oggi arricchito dalla formazione in competenze nel Metodo Simonton Integrato.

    “Ogni giorno scelgo di accompagnare le persone con la convinzione che, anche nei momenti più difficili, coltivare ciò che genera gioia, speranza e significato possa sostenere la qualità della vita. È questa la gioia che la mia professione mi consente di condividere.

    Una diagnosi oncologica rappresenta spesso uno tsunami, una frattura profonda che segna un Prima e un Dopo nella vita di una persona e di chi le sta accanto. In quel momento non è solo il corpo ad aver bisogno di cure: anche emozioni, pensieri, relazioni e speranze vengono messi alla prova. Il mio lavoro nasce proprio da questa consapevolezza. Accompagno le persone lungo tutto il percorso di cura, dalla diagnosi fino alla guarigione oppure, quando la malattia lo richiede, nel fine vita, sempre e comunque con l’obiettivo di sostenere le risorse personali, favorire una migliore qualità della vita e aiutare ciascuno a ritrovare equilibrio e significato nel proprio cammino.

    Il mio approccio integra corpo, mente, emozioni, dimensione spirituale e risorse individuali. Accanto al counseling utilizzo strumenti che aiutano a gestire lo stress, promuovere consapevolezza e sviluppare una maggiore capacità di adattamento a ciò che la malattia porta con sé.

    Per questo, curiosa e amante dello studio, ho scelto di approfondire con un Master in Competenze nel Metodo Simonton Integrato, uno dei primi approcci di psiconcologia (le sue origini risalgono agli anni ’70 del secolo scorso), sviluppato dal medico e radioterapista Oscar Carl Simonton.

    Il Metodo Simonton non sostituisce in alcun modo le cure mediche: le affianca, offrendo alla persona strumenti concreti per partecipare attivamente al proprio percorso di cura. Si fonda su una visione integrata dell’essere umano e su assunti che oggi sono confermati dalla psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), disciplina che studia le relazioni tra mente, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario.

    Attraverso visualizzazioni guidate, rilassamento, mindfulness, trasformazione delle convinzioni limitanti e valorizzazione delle risorse personali, il Metodo aiuta a ridurre lo stress, coltivare la gioia e alimentare speranza, fiducia e senso di efficacia personale, contribuendo al benessere e alla qualità della vita. Può anche influire positivamente sull’efficacia della cura e sul contenimento degli effetti collaterali indesiderati a essa collegati.

    Uno dei principi che più mi rappresenta è la fiducia nelle risorse della persona.

    Ho deciso di fare tutto ciò che sento e che comprendo che mi aiuta a tornare e rimanere in buona salute. – Come scrive Simonton.

    Questa frase racchiude il cuore del mio lavoro: accompagnare ogni persona a ritrovare la possibilità di prendersi cura di sé, riconoscere i propri bisogni, coltivare ciò che genera benessere e attraversare il percorso di malattia sentendosi protagonista della propria vita, qualunque sia la direzione che essa prenderà.

     

    Sono Giorgia Lucchi e sono counselor professionista con competenze specifiche in counseling in oncologia e, da giugno 2026, in Metodo Simonton Integrato.

    Dal 2023 collaboro con PROMETEO ODV, dove affianco i pazienti del reparto di Chirurgia Oncologica Epato-gastro-pancreatica e Trapianto di Fegato presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, i loro familiari, i caregiver e i volontari dell’Associazione attraverso percorsi individuali, di coppia e di gruppo.”

    – Giorgia Lucchi, counselor


    Il Torculare di Erofilo: il nuovo romanzo di Vincenzo Mazzaferro tra medicina, ricerca, intelligenza artificiale e futuro

    Il Torculare di Erofilo: il nuovo romanzo di Vincenzo Mazzaferro tra medicina, ricerca, intelligenza artificiale e futuro«Solo se la ricerca e la cura delle malattie cresceranno nel solco umile e profondo del coraggio e del corretto agire del medico attento alle vicende umane potremo, tutti insieme, sperare di guarire.»

    La realtà è solo una storia da 0 a 987. Il Torculare di Erofilo, il primo romanzo di Vincenzo Mazzaferro, pubblicato da Mursia, dal 15 giugno 2026 è disponibile in libreria e su tutte le piattaforme online.

    Non si tratta soltanto di un’opera narrativa, ma di un viaggio attraverso la storia della medicina, la ricerca scientifica, la filosofia e le grandi domande che accompagnano l’evoluzione tecnologica del nostro tempo. Con uno stile coinvolgente e ricco di riferimenti culturali, l’autore invita il lettore a interrogarsi sul significato della conoscenza, sul ruolo del medico e sul rapporto sempre più stretto tra uomo e macchina.

    UNA STORIA CHE ATTRAVERSA I SECOLI

    Il romanzo si sviluppa su due piani temporali apparentemente lontani ma profondamente connessi.

    Da una parte troviamo Alessandria d’Egitto, dove il medico greco Erofilo sfida le convinzioni del proprio tempo arrivando a intuire che il cervello, e non il cuore, è il centro del pensiero e del sistema nervoso. Dall’altra, ai giorni nostri, una complessa vicenda giudiziaria porta in tribunale un caso destinato a far discutere: la presunta responsabilità medica di un robot chirurgico capace di operare in totale autonomia.

    Tra passato e futuro, la narrazione segue le vite e le scelte di quattro giovani medici, impegnati a confrontarsi con le sfide professionali, etiche e umane poste dalla medicina contemporanea.

    MEDICINA E TECNOLOGIA: CHI PRENDERÀ LE DECISIONI?

    Uno dei temi centrali del libro riguarda il crescente impatto della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario. Può una macchina sostituire l’esperienza maturata da un medico nel corso degli anni? Qual è il limite tra l’efficienza di un algoritmo e la sensibilità necessaria per comprendere il dolore, le paure e le speranze di un paziente? La ricerca scientifica rischia di perdere intuizione e creatività se affidata esclusivamente all’elaborazione dei dati?

    Attraverso il racconto, Mazzaferro affronta interrogativi di grande attualità senza proporre risposte semplici, ma stimolando una riflessione profonda sul futuro della medicina e sul ruolo dell’essere umano in un mondo sempre più tecnologico.

    LA SPIRALE DI FIBONACCI COME METAFORA DELLA CONOSCENZA

    Un elemento originale del romanzo è la struttura narrativa ispirata alla successione di Fibonacci.

    La scelta di organizzare i capitoli seguendo questa progressione matematica non rappresenta un semplice espediente formale, ma diventa una vera e propria chiave interpretativa dell’opera. Come la spirale aurea ricorre in numerosi fenomeni naturali, così la conoscenza umana, la biologia e la tecnologia sembrano evolvere attraverso continui accumuli di esperienza e improvvisi salti in avanti.

    La crescita della scienza viene così raccontata come un processo complesso, fatto di intuizioni, errori, adattamenti e nuove scoperte.

    UN MESSAGGIO DI SPERANZA

    Pur affrontando temi delicati e spesso controversi, Il Torculare di Erofilo non è un libro pessimista. Al contrario, l’opera celebra il valore della ricerca della verità, dell’impegno umano e della capacità di prendersi cura degli altri. Il romanzo mette in guardia dai rischi di una tecnologia utilizzata senza consapevolezza, ma allo stesso tempo invita a immaginare un futuro in cui innovazione e umanità possano crescere insieme.

    Come sottolinea lo stesso autore, la sfida non è subire il progresso tecnologico, ma orientarlo affinché rimanga al servizio della libertà, della conoscenza e delle migliori idee dell’uomo.

    CHI È VINCENZO MAZZAFERRO

    Vincenzo Mazzaferro è medico chirurgo, ricercatore e professore presso l’Università degli Studi di Milano e inventore deiCriteri di Milano che hanno aperto la strada del trapianto di fegato nei pazienti portatori di un tumore epatico in tutto il mondo.

    Dopo un periodo di formazione negli Stati Uniti, è rientrato all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, contribuendo in modo significativo allo sviluppo di innovative strategie terapeutiche, in particolare nell’ambito del trapianto di fegato per il trattamento di alcuni tumori.

    Da sempre interessato alle implicazioni etiche, sociali e culturali della medicina e della ricerca scientifica, affianca all’attività clinica e accademica una profonda riflessione sui grandi temi della vita, della conoscenza e del progresso.

    Il Torculare di Erofilo rappresenta oggi una nuova occasione per condividere questa visione attraverso il linguaggio della narrativa, offrendo ai lettori una storia coinvolgente e ricca di spunti di riflessione sul presente e sul futuro della medicina.


    Trapianto nei pazienti oncologici: quando può essere una cura per il cancro. Intervista al Prof. Mazzaferro su AIRC.it

    "Trapianto nei pazienti oncologici: quando può essere una cura per il cancro", intervista al Prof. Mazzaferro su AIRC.itIl trapianto d’organo è una realtà consolidata da tempo per la cura di alcune forme di tumore e in futuro potrebbe aiutare a trattare anche altri tipi di cancro, come il colangiocarcinoma. Ma occorre ancora sensibilizzare la popolazione sul valore della donazione degli organi.

    Il trapianto può essere la chiave per trattare alcuni tipi di cancro. Al momento è utilizzato per trattare diverse forme di neoplasie del sangue e alcune forme localizzate di un tipo di cancro del fegato, l’epatocarcinoma. Ma ricorrere al trapianto di fegato potrebbe in futuro aiutare a curare anche altre neoplasie, dal colangiocarcinoma alle metastasi al fegato dovute alla progressione di tumori del colon-retto o del tratto digerente. Trent’anni dopo averne dimostrato per la prima volta l’efficacia, Vincenzo Mazzaferro è convinto che il meglio debba ancora venire. Il medico-ricercatore, oggi direttore della chirurgia generale oncologica 1 dell’apparato digerente e trapianto di fegato dell’IRCCS Istituto nazionale dei tumori (INT) di Milano e professore all’Università degli studi di Milano, racconta: “Già oggi circa la metà dei trapianti di fegato che si effettuano nel nostro Paese rappresenta un’opzione di cura adottata per curare un paziente oncologico. Ma l’oncologia dei trapianti è destinata a crescere”. Approfondiamo il tema in occasione della Giornata nazionale per la donazione di organi e tessuti, che cade il 19 aprile.

    Trapianto di cellule staminali per tumori: quando si utilizza

    È ormai consolidato l’utilizzo del trapianto di cellule staminali per curare alcuni tipi di cancro. In particolare, si trapiantano le cellule staminali ematopoietiche, che danno origine a globuli bianchi e rossi, per certi tumori del sangue, in particolare leucemie e linfomi. L’obiettivo è ripristinare la capacità del corpo di produrre nuove cellule del sangue, che spesso viene compromessa dopo alcuni trattamenti utilizzati per distruggere le cellule tumorali. In certi casi, però, il trapianto di cellule staminali aiuta anche a trattare il tumore, grazie al cosiddetto effetto “graft versus tumor” (letteralmente, “trapianto contro il tumore”) o “graft versus leukemia” (“trapianto contro la leucemia”). Tale effetto si verifica quando i globuli bianchi del donatore attaccano eventuali cellule neoplastiche ancora presenti nell’organismo.

    Per saperne di più: Si può curare il cancro con le cellule staminali?

    Invece, a oggi il trapianto di un organo solido rappresenta una possibile terapia oncologica soltanto nel caso del fegato. Le risposte preliminari avute in altre aree oncologiche, unite al rischio di recidiva che grava su pazienti destinati a ricevere una terapia immunosoppressiva per tutta la vita, non sono state incoraggianti.

    —>>> LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU AIRC.IT


    Social PRO riparte. E lo fa con la stessa convinzione di sempre: nessuno deve affrontare la malattia da solo.

    Social PRO riparte. E lo fa con la stessa convinzione di sempre: nessuno deve affrontare la malattia da solo. 1Oggi possiamo dirlo con orgoglio: il progetto SOCIALPRO riparte. E riparte perché ce n’è bisogno. Perché le richieste non si sono fermate. Perché le fragilità non aspettano. Perché le persone continuano ad avere bisogno di un punto fermo mentre tutto sembra cambiare.

    Ripartire non è stato un gesto automatico. È stata una scelta. Questi anni di attività hanno dimostrato quanto SOCIAL PRO sia necessario. Le richieste sono state numerose. Le situazioni complesse. I bisogni continui. Interrompere questa rete avrebbe significato lasciare un vuoto.

    Ecco perché per PROMETEO ODV questa ripartenza è motivo di grande orgoglio. Significa aver costruito fiducia. Significa aver dimostrato efficacia. Significa aver saputo creare una collaborazione solida con partner che credono nel valore del progetto. Ripartire significa dire alle persone: “Ci siamo. Anche quest’anno.”

    In questi mesi, SOCIAL PRO ha rappresentato una rete reale di sostegno per chi affronta un percorso oncologico a Milano, in particolare per i pazienti in cura presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l’Istituto Neurologico Carlo Besta. Molti pazienti arrivano da fuori regione. Alcuni da molto lontano. La diagnosi, oltre alla paura, porta con sé una serie di difficoltà organizzative, economiche, logistiche. Dove alloggiare? Come spostarsi? A chi chiedere informazioni? Chi può ascoltare senza giudicare?

    SOCIAL PRO, nato proprio per colmare questi vuoti, è un hub di servizi ideato da PROMETEO ODV per offrire aiuto pratico, economico e relazionale ai pazienti oncologici e alle loro famiglie. Ma SOCIAL PRO non si limita a “offrire aiuto”. Costruisce un sistema di sostegno integrato che comprende:

     

    Alloggi sociali – Per chi arriva a Milano per cure oncologiche, trovare una sistemazione adeguata può diventare un ulteriore fattore di stress. Gli alloggi sociali rappresentano:

    • Un sostegno economico concreto
    • Una soluzione sicura e dignitosa
    • Un punto di stabilità durante le terapie
    • Un ambiente accogliente per pazienti e caregiver

    Avere un luogo dove tornare dopo una giornata in ospedale cambia profondamente l’esperienza della cura.

     

    Help line attiva 7 giorni su 7 – Una linea telefonica dedicata, attiva tutti i giorni, contattabile anche via WhatsApp. Un servizio che offre:

    • Informazioni chiare e orientamento
    • Ascolto competente
    • Supporto nella gestione delle necessità quotidiane
    • Un riferimento umano nei momenti di smarrimento

    Spesso una telefonata può alleggerire un peso enorme.

     

    Counseling

    La malattia non coinvolge solo il corpo. Coinvolge emozioni, relazioni, identità. Il servizio di counseling offre uno spazio protetto di confronto, dove poter esprimere paure, dubbi, stanchezza, fragilità. Perché la cura passa anche dall’ascolto.

    Per questo servizio PROMETEO si avvale della collaborazione della counselor Giorgia Lucchi.

     

    Servizio trasporti

    Spostarsi per terapie, controlli, visite può essere faticoso e complesso. Il servizio trasporti di SOCIAL PRO garantisce un supporto concreto, aiutando i pazienti a raggiungere le strutture sanitarie in modo più semplice e sicuro. Ridurre lo stress logistico significa preservare energie preziose.

     

    La ripartenza di SOCIAL PRO è il risultato di una rete che funziona. Il progetto è realizzato:

    Una sinergia che rende possibile trasformare l’idea in azione concreta.

     

    Ripartire significa anche evolvere. Con l’esperienza maturata in questi anni, SOCIAL PRO continua a migliorare l’organizzazione dei servizi, l’ascolto dei bisogni, la capacità di risposta. Ma l’obiettivo resta lo stesso: mettere al centro la persona. Non il problema. Non la malattia. Ma la persona.

    Se stai iniziando un percorso oncologico, se accompagni un familiare, se arrivi a Milano con domande e timori, SOCIAL PRO è attivo. È una rete concreta. È uno spazio che accoglie. Nessuno deve affrontare la malattia da solo.

    Help Line attiva 24/7: +39 375 6510219
    www.infosocialpro.it


    World Cancer Day: quando la prevenzione incontra la cura, e la cura diventa alleanza

    World Cancer Day: quando la prevenzione incontra la cura, e la cura diventa alleanzaCi sono giornate che non servono solo a “ricordare”, ma a fermarsi. Il World Cancer Day, il 4 febbraio, è una di queste.

    È una giornata che invita a guardare il cancro senza retorica, senza semplificazioni, ma anche senza paura. Una giornata che chiede consapevolezza, informazione, responsabilità condivisa…e soprattutto, umanità.

    Per una organizzazione di volontariato come PROMETEO, che ogni giorno accoglie pazienti oncologici dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano con i loro accompagnatori, questa giornata non è un evento simbolico: è una fotografia del quotidiano. È il riflesso di ciò che accade prima, durante e dopo la diagnosi. È il punto di incontro tra prevenzione, cura e accompagnamento.

     

    IL CANCRO NON È “SOLO ONCOLOGIA”

    Quando si parla di cancro, il pensiero corre subito alla medicina: alle diagnosi, ai trattamenti, alle terapie sempre più avanzate. Tutto questo è fondamentale, ma non racconta l’intera storia di chi lo vive.

    Il cancro non è solo oncologia.

    È un’esperienza che coinvolge la persona nella sua interezza: il corpo, certo, ma anche la mente, le relazioni, la vita quotidiana. Coinvolge le famiglie, i caregiver, i figli, i genitori. Cambia i loro ritmi, le priorità, il modo di stare al mondo.

    Chi deve raggiungere Milano per curarsi lo sa bene. Sa cosa significa lasciare la propria città, la propria casa, il lavoro, per affrontare un percorso complesso come quello oncologico, che in alcuni casi può voler dire essere sottoposti ad un trapianto di fegato. In quei momenti la cura non è fatta solo di protocolli clinici: è fatta di accoglienza, orientamento, ascolto. È fatta di qualcuno che ti tende una mano e ti accompagna.

     

    PROMETEO: UN PONTE TRA MEDICINA, PAZIENTI E FAMIGLIE

    Qui si inserisce l’associazione PROMETEO.

    In PROMETEO non ci si occupa di prescrivere terapie o fare diagnosi, ma il suo compito è altrettanto essenziale: l’associazione costruisce un ponte tra la medicina e la vita delle persone.

    Un ponte tra l’ospedale e la quotidianità.

    Un ponte tra i pazienti e le loro famiglie.

    Un ponte tra chi li cura e chi ha bisogno di sentirsi accolto.

    Per PROMETEO il paziente è una persona con la sua storia e le sue fragilità, al quale offrire uno spazio di umanità dentro un contesto altamente specialistico, dove la competenza medica si affianca alla relazione.

    PROMETEO è l’altra faccia della cura!

     

    LA PREVENZIONE: SILENZIOSA, MA DECISIVA

    Durante il World Cancer Day si parla molto di prevenzione, e a giusta ragione.

    La prevenzione non fare rumore, non si vede, non fa notizia, non ha l’impatto emotivo di una terapia salvavita, benché salvi molte vite ogni giorno.

    “La prevenzione non fa rumore, ma salva vite.”

    È una frase semplice, uno slogan, che però racchiude una verità profonda: aderendo agli screening, seguendo controlli regolari, ascoltando il proprio corpo, adottando stili di vita più sani, riducendo i fattori di rischio, prendendosi cura di sé quando si sta bene possiamo mantenerci in salute e avere una buona qualità di vita a lungo.

    Chi lavora accanto ai pazienti oncologici lo sa: molti percorsi di malattia avrebbero potuto essere intercettati prima. E non per colpa di chi si ammala, ma per mancanza di informazione, di accesso, di consapevolezza.

    Per questo un’associazione come PROMETEO sente fortemente il valore della prevenzione. Perché conoscere il cancro non significa solo affrontarlo quando arriva, ma fare di tutto perché arrivi il più tardi possibile, o non arrivi affatto.

     

    ADERENZA ALLE TERAPIE E STILI DI VITA: LA CURA CONTINUA

    La prevenzione è molto importante, ma da sola non basta per proteggerci dalla malattia. Un altro elemento fondamentale è seguire con costanza le cure prescritte dai medici. Questo significa presentarsi agli appuntamenti, fare i controlli regolari e affrontare le difficoltà che possono sorgere durante le cure. Non è sempre facile: ci vuole coraggio, determinazione e spesso qualcuno che ci stia vicino.

    Ecco perché le associazioni sono preziose: aiutano le persone malate a non sentirsi sole, a continuare il percorso anche quando sembra troppo faticoso.

    Infine, le scelte quotidiane sono altrettanto importanti per la nostra salute: mangiare bene, muoversi, limitare alcol e sigarette, prendersi cura della propria mente. Questi aspetti non sono dettagli secondari, ma fanno parte della cura vera e propria e aiutano a stare meglio.

     

    CURARE SIGNIFICA ANCHE ACCOMPAGNARE

    Queste parole esprimono il senso profondo del volontariato in oncologia: puoi accompagnare chi è malato solo se sei presente.

    Lo sei prima, quando c’è la paura della diagnosi.; lo sei durante, quando il percorso è lungo e complesso, a volte estenuante; lo sei dopo, quando si deve tornare alla normalità.

    Il volontariato non sostituisce la medicina, ma la completa umanizzandola, rendendola più accessibile, più vicina alle persone. Esso è una presenza costante e silenziosa, che non promette miracoli ma offre ascolto, orientamento, sostegno.

     

    LA MEDICINA FUNZIONA DAVVERO QUANDO DIVENTA RELAZIONE

    Negli ultimi anni la medicina ha fatto grandi progressi, soprattutto per quanto riguarda il trattamento dei tumori e i trapianti. Tuttavia, il rapporto tra medico e paziente rimane molto importante e l’efficacia della medicina si rivela anche grazie al dialogo che si instaura durante il percorso di cura, quando è importante che il paziente si senta ascoltato. Le competenze tecniche sono indispensabili, ma altrettanto lo è la capacità di ascoltare e rispondere ai bisogni delle persone: solo affrontando insieme ogni aspetto, e non limitandosi alle sole decisioni cliniche, si può offrire una cura davvero completa.

    Il ruolo di PROMETEO consiste nel favorire una relazione umana autentica tra chi riceve le cure e chi le presta; la presenza dei volontari in ospedale rappresenta un prezioso sostegno e una collaborazione concreta al sistema sanitario, a cui le persone si affidano e dal quale cercano risposte ai propri bisogni di salute.

     

    CONTRO IL CANCRO NON SERVE SOLO FORZA. SERVE RETE.

    Per affrontare e combattere il cancro serva forza, è vero, ma la forza da sola non basta.

    Contro il cancro serve rete: una rete di professionisti competenti, una rete di servizi efficienti, una rete di associazioni, volontari, istituzioni.

    Serve una rete che tenga insieme prevenzione, cura, supporto, diritti.

    Chi arriva da lontano per curarsi sa quanto questa rete sia fondamentale; sa quanto conti trovare un punto di riferimento, un luogo di accoglienza, qualcuno che ti aiuti a orientarti in un sistema complesso.

     

    WORLD CANCER DAY: FERMIAMOCI A RIFLETTERE

    Riflettiamo sull’importanza della prevenzione.

    Riflettiamo sul valore della cura come alleanza.

    Riflettiamo sul ruolo fondamentale del volontariato.

    Riflettiamo su quanto il cancro non sia solo una questione medica, ma profondamente umana.

    Perché parlare di cancro significa parlare di persone e prendersi cura delle persone significa costruire insieme una rete che sappia accogliere, sostenere e accompagnare.

    Ed è proprio in questa rete che la speranza trova spazio per crescere!


    Dry January, un mese di consapevolezza per la salute – scopri, previeni, scegli

    Dry January, un mese di consapevolezza per la salute – scopri, previeni, scegliGennaio apre le porte a nuovi inizi e buoni propositi: è il periodo in cui sentiamo il bisogno di rimetterci in ascolto del nostro corpo, mettere ordine nelle abitudini e prenderci cura di noi stessi dopo gli eccessi delle festività. In questo scenario si inserisce perfettamente il Dry January, un’iniziativa che invita a sospendere o ridurre drasticamente il consumo di alcol per 30 giorni.

    Diffusosi ormai su scala mondiale, Dry January non è un semplice trend, ma un vero e proprio movimento di consapevolezza, dedicato alla salute, alla prevenzione e al rispetto di sé. L’associazione PROMETEO, da anni a fianco dei pazienti affetti da tumori epato-gastro-pancreatici presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, fa di questa iniziativa uno strumento di informazione e prevenzione, promuovendo un messaggio chiaro e privo di allarmismi: ascoltare il proprio corpo è il primo passo verso il benessere.

    ORIGINI E OBIETTIVI: COME NASCE IL DRY JANUARY E PERCHÉ È IMPORTANTE
    Il Dry January nasce nel 2013 nel Regno Unito, su iniziativa dell’associazione Alcohol Change UK, con l’obiettivo di proporre un mese di pausa dall’alcol per riflettere sul proprio rapporto con questa sostanza senza imposizioni né sensi di colpa. La proposta intercetta un bisogno diffuso: fare il punto sulle nostre abitudini, sperimentare come ci sentiamo senza alcol e spezzare automatismi sociali. In breve tempo, Dry January diventa una sfida personale e collettiva, abbracciata da milioni di persone e sostenuta da comunità scientifiche e operatori sanitari.

    I suoi obiettivi principali sono:
    • Prendere coscienza della quantità di alcol che consumiamo realmente;
    • Osservare i cambiamenti nel corpo e nella mente in assenza di alcol;
    • Riconoscere e interrompere le abitudini sociali consolidate;
    • Iniziare l’anno con maggiore consapevolezza e impegno verso la salute.
    Oggi, Dry January è parte integrante del dibattito sulla prevenzione delle malattie croniche e sulla promozione di stili di vita più sani.

    ALCOL: TRA CULTURA E RISCHI PER LA SALUTE
    L’alcol occupa un posto di rilievo nella nostra cultura, tra tradizioni, convivialità e momenti di festa. Tuttavia, questa familiarità rischia di farci sottovalutare i suoi effetti sulla salute e sulle capacità di indurre dipendenza, talvolta superiore a quella di alcune droghe.
    È fondamentale ribadirlo senza giudizio:
    • L’alcol è una sostanza tossica per il fegato;
    Non esiste una quantità di alcol completamente “sicura”;
    • Il rischio aumenta con la frequenza e la durata del consumo.
    Il fegato, organo deputato alla metabolizzazione dell’alcol, può subire danni significativi se sottoposto a un carico eccessivo o continuo. Questo può favorire l’insorgenza di steatosi epatica (fegato grasso), epatiti alcol-correlate, cirrosi e aumentare il rischio di tumori, soprattutto nel distretto epato-gastro-pancreatico. La prevenzione parte dalla conoscenza: essere informati significa scegliere con consapevolezza.

    BENEFICI DELLA SOSPENSIONE: EFFETTI POSITIVI PERCEPIBILI ANCHE IN 30 GIORNI
    Una pausa di 30 giorni dall’alcol, come proposta dal Dry January, può generare benefici tangibili e spesso sorprendenti, a prescindere dal livello di consumo abituale.
    Tra i principali vantaggi osservati vi sono:
    • Miglioramento della qualità del sonno, con risvegli più freschi e meno interrotti;
    • Aumento dell’energia e della vitalità, percepibile nella routine quotidiana;
    Digestione più leggera, meno fastidi gastrointestinali e maggiore benessere;
    • Maggiore capacità di concentrazione e lucidità mentale;
    • Crescita della consapevolezza rispetto alle proprie abitudini e ai motivi che ci spingono a bere.
    Questi cambiamenti, anche temporanei, rappresentano un’occasione preziosa per valutare il proprio stile di vita e per riscoprire il piacere di sentirsi in equilibrio con il corpo e la mente.

    DRY JANUARY PER TUTTI: PERCHÉ RIGUARDA ANCHE CHI STA BENE
    Contrariamente a quanto si pensa, il messaggio del Dry January non è rivolto esclusivamente a chi ha già problemi di salute o consumi eccessivi, ma a chiunque desideri prendersi una pausa di riflessione. Riguarda:
    Chi crede di bere “poco, ma spesso”, sottovalutando l’accumulo nel tempo;
    Chi associa l’alcol allo svago del fine settimana;
    Chi utilizza l’alcol come valvola di sfogo per stress o rilassamento;
    Chi non ha mai sperimentato una vera pausa da questa sostanza.
    Il fegato è un organo straordinario, dotato di grande capacità di rigenerazione, ma necessita di tempo e buone abitudini alimentari per svolgere al meglio la sua funzione. Anche chi si sente in salute può trarre giovamento da un periodo di astensione, imparando a conoscere il proprio corpo e a coltivare abitudini virtuose.

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    FOCUS SU CHI HA PATOLOGIE EPATICHE: UN MESSAGGIO ANCORA PIÙ CENTRALE
    Per chi convive con malattie epatiche, patologie oncologiche, trapianto di fegato o percorsi di cura complessi, il tema dell’alcol è particolarmente delicato e centrale. In questi casi, la limitazione o l’astensione non rappresenta una scelta opzionale, ma una parte fondamentale della strategia di tutela della salute. Affrontare l’argomento con chiarezza, empatia e senza giudizio è essenziale per favorire una migliore adesione alle cure e un maggior benessere. PROMETEO si impegna ogni giorno a essere punto di riferimento, offrendo supporto, informazione e accompagnamento a chi si trova ad affrontare questi percorsi.

    IL VALORE DELLE TESTIMONIANZE: MEDICI E VOLONTARI A CONFRONTO
    Nel percorso di informazione e sensibilizzazione, PROMETEO ha dato voce a medici e volontari attraverso brevi video e testimonianze, preferendo il dialogo alla classica intervista. I medici portano la competenza scientifica e clinica, i volontari offrono esperienza umana e vicinanza: insieme, trasmettono il significato autentico di prendersi cura di sé. Il Dry January diventa così occasione di confronto, stimolo alla riflessione e invito a coltivare scelte consapevoli, senza trasformarsi in uno slogan vuoto o in una prova di forza.

    DRY JANUARY COME SCELTA CONSAPEVOLE, NON PRIVAZIONE
    Uno degli errori più comuni è percepire il Dry January come una rinuncia o una punizione. In realtà, può essere vissuto come una pausa, un esperimento, un’occasione per riscoprire il piacere della scelta e avvicinarsi a un rapporto più equilibrato con l’alcol. Non si tratta di una gara né di una sfida estrema, ma di un percorso di consapevolezza, dove il vero obiettivo è imparare ad ascoltare il proprio corpo e a rispettare i suoi bisogni.

    OLTRE GENNAIO: COME MANTENERE I BENEFICI E LA CONSAPEVOLEZZA
    La domanda più importante non è “ce la farò per 30 giorni?”, bensì “cosa cambierà dopo?”. Molti scoprono che, una volta concluso il Dry January, il desiderio di bere diminuisce, la scelta di quando e quanto bere diventa più attenta e la capacità di ascoltare i segnali del corpo si rafforza. Il vero valore dell’iniziativa sta nella riflessione che accende, capace di estendersi ben oltre il mese di gennaio e di generare cambiamenti duraturi nello stile di vita.

    IL MESSAGGIO DI PROMETEO E L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE INFORMATA
    PROMETEO, associazione che ogni giorno raccoglie storie di malattia, cura e rinascita, crede profondamente nel potere della prevenzione informata. Parlare di alcol non significa demonizzare, ma prendersi cura del futuro, del proprio corpo e della salute. Il Dry January rappresenta un invito prezioso: fermarsi, ascoltarsi, scegliere. Un piccolo gesto che può accendere grandi cambiamenti, perché – come dice il proverbio – “chi ben comincia è a metà dell’opera”. La consapevolezza è il primo passo verso una vita più sana e serena.


    “Una persona è tutto”: la forza di un sorriso che arriva da fuori e scalda il cuore, vicinanza e umanità per i pazienti in ospedale

    "Una persona è tutto": la forza di un sorriso che arriva da fuori e scalda il cuore, vicinanza e umanità per i pazienti in ospedaleA volte basta una frase scritta con il cuore di un bambino per ricordarci perché facciamo quello che facciamo. E oggi vogliamo partire da qui: “Una persona è tutto” – Leonardo, 5B, Scuola Primaria Bacone.

    Siamo stati letteralmente inondati da parole piene di senso, da messaggi di incoraggiamento, da pensieri delicati e sinceri e persino da brevi barzellette, scritte con l’unico obiettivo di strappare un sorriso a chi ne aveva più bisogno. Ogni biglietto era diverso, unico come chi lo aveva scritto, ma tutti avevano la stessa forza: far sentire qualcuno visto, pensato, importante, anche in un momento di fragilità.

    Grazie di cuore a tutti i bambini che hanno partecipato a “Ti mando un sorriso da fuori”: i vostri disegni, le vostre parole e i vostri colori hanno attraversato i muri dell’ospedale, superando distanze e silenzi, e si sono trasformati in carezze, conforto, emozione autentica. Un ringraziamento profondo va alla Scuola Primaria Bacone e alla Scuola Primaria Maria Bambina di Binasco, che hanno scelto di educare non solo attraverso i libri e le lezioni, ma anche — e soprattutto — attraverso l’empatia, l’ascolto, la gentilezza e il prendersi cura degli altri.

    Un grazie sentito anche alle aziende Galbusera e Bindi, che con la generosa donazione di panettoni e torte hanno trasformato il carrello del tè in un vero momento di festa. Un gesto semplice ma prezioso, capace di regalare sapori di casa, un senso di normalità e un attimo di leggerezza a chi, per un po’, è lontano dalla propria quotidianità.

    I nostri volontari PROMETEO, con dedizione e discrezione, hanno offerto tè caldo insieme a messaggi di affetto e vicinanza. È stato emozionante osservare gli sguardi dei nostri pazienti: sguardi che si illuminano, che si commuovono, che raccontano gratitudine e che, anche solo per un attimo, si sentono meno soli.

    Ti mando un sorriso da fuori” ci ha ricordato che la gentilezza è un gesto concreto, che la comunità può farsi vicina anche quando la distanza sembra grande, e che ogni sorriso donato trova sempre il modo di tornare indietro, moltiplicato.

    Perché davvero, come ci ha insegnato Leonardo, una persona è tutto.


    Un riconoscimento al cuore del volontariato: Paola Serafin premiata ai “Campioni del Volontariato” 2025, sesta edizione Miglioriamo Milano

    Un riconoscimento al cuore del volontariato: Paola Serafin premiata ai “Campioni del Volontariato” 2025, sesta edizione Miglioriamo MilanoIl volontariato è fatto di gesti silenziosi che diventano sostegno concreto per chi affronta il difficile percorso della malattia oncologica.

    Mercoledì 26 novembre 2025 abbiamo vissuto un momento straordinario e carico di emozione partecipando al premio “Miglioriamo Milano” sesta edizione “Ai campioni del volontariato”, un evento che celebra il potere del cuore e dell’impegno, promosso dall’Associazione Quartieri Tranquilli e da Fondazione Cariplo. Questo premio è un faro di speranza, un tributo a chi, con il volontariato, ha trasformato la vita di molti a Milano nel biennio 2023-2024.

    Quest’anno, il premio per il volontario d’argento è andato a una persona per noi davvero speciale: Paola Serafin.

    La sua carriera all’Istituto Nazionale dei Tumori, come caposala del Reparto di Chirurgia Epato-gastro-pancreatica e Trapianto di Fegato, è un esempio di dedizione e di amore per il prossimo. La sua attenzione e il suo calore hanno toccato le vite di innumerevoli pazienti, lasciando un segno indelebile nei loro cuori e in quelli di chi ha avuto la fortuna di lavorare al suo fianco.

    Fin dai primi passi dell’Associazione, Paola ha infuso passione e impegno nel progetto, continuando a prendersi cura delle persone anche dopo il suo pensionamento. È membro del Consiglio Direttivo di PROMETEO e gestisce con amore Casa Prometeo, un rifugio accogliente per pazienti e famiglie in cerca di cure a Milano.

    Ma il suo impegno non si ferma qui. Paola si dedica con instancabile energia alla ricerca di bandi, alla stesura di progetti e alla loro rendicontazione, all’organizzazione di mercatini solidali e a tutte quelle attività amministrative che, pur restando spesso nell’ombra, sono essenziali per sostenere la nostra missione. La sua concretezza e la sua profonda umanità la rendono un pilastro insostituibile per tutte le componenti di PROMETEO.

    Un sentito grazie a Paola e a tutti i volontari che, con il loro prezioso contributo, illuminano il cammino dell’Associazione e rendono il mondo un posto migliore.

    Desideriamo anche esprimere la nostra profonda gratitudine alla scrittrice e giornalista Lina Sotis, presidente dell’Associazione Quartieri Tranquilli, per il suo instancabile impegno nella promozione del volontariato. Ringraziamo Don Gianni Zappa per aver ospitato l’evento nel teatro adiacente la chiesa di San Marco. Un grazie speciale va al giornalista Giangiacomo Schiavi, presidente di giuria, al giornalista Pietro Colaprico e all’assessore al welfare e salute Lamberto Bertolè.

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    Tumori, perché a Milano c’è una delle realtà più efficienti d’Italia contro il cancro al pancreas – Milano Today

    Tumori, perché a Milano c'è una delle realtà più efficienti d'Italia contro il cancro al pancreasIn occasione della Giornata mondiale del tumore al pancreas, l’Int di Milano ha spiegato il suo lavoro contro le neoplasie più complesse

    La Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano (Int) si posiziona con la sua Pancreas Unit tra le realtà più attive in Italia nel contrastare una delle neoplasie più complesse. Lo hanno ricordato in occasione della Giornata mondiale del tumore al pancreas. 

    “È importante ricordare – sottolinea Vincenzo Mazzaferro, coordinatore della Pancreas Unit di Int – che ogni procedura eseguita su pazienti portatori di tumore del pancreas è a rischio e che la riduzione di tale rischio dipende sia dalle caratteristiche dei pazienti, che da quelle del tumore, nonché dal Centro di cura a cui ci si affida”. 

    Le Pancreas Unit in Lombardia

    “Per questo motivo – prosegue – la Regione Lombardia si è fatta capofila nel creare un numero limitato di Pancreas Unit sul territorio, dove le varie terapie oggi disponibili di tipo farmacologico, interventistico, chirurgico, endoscopico, radioterapico e di supporto possano esser erogate al meglio, in ambiti dove siano garantiti sufficienti volumi di lavoro e adeguata esperienza degli operatori. Alla componente clinica di cura dei pazienti affetti da questo tumore, la Pancreas Unit di Int affianca inoltre linee di ricerca innovative che molto puntano sull’affinamento delle capacità di prevedere l’evoluzione dei vari stadi in cui il tumore si presenta e modificandole con terapie convenzionali o sperimentali”.

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